LO STATO DI BAMBINO

BambiniIn ogni essere umano: in me, in te, in lui, in ogni adolescente, giovane, maturo o anziano si trova nascosto un bambino. L’infanzia non muore mai: “è la prima bellezza e l’ultimo sogno”. Essa può essere dimenticata completamente ma non può essere mai perduta definitivamente. “Tua figlia non è morta, dorme soltanto”, dice Gesù a Giairo, il sacerdote della sinagoga. Non è morta la tua infanzia Giairo, non è ancora morta né mai potrà morire.

All’anziano sacerdote si era ammalata la figlia, e alcuni membri della sinagoga gli avevano detto addirittura che sarebbe morta, ma Giairo si recò da Gesù che gli disse: “Non temere! Devi solo credere e lei si salverà”. Non dobbiamo temere, dobbiamo solo credere che la nostra infanzia può essere risvegliata. Ogni qualvolta nel mio cuore, nel tuo cuore, nel suo cuore appare la fede, l’amore del bambino che ride si manifesta nuovamente come una prova viva della sua eternità.

I santi, i grandi saggi, tutti i libri della saggezza ci parlano della necessità di avvicinarci alle grandi verità spirituali con un cuore puro come quello di un bambino. Che intuiamo questa cosa oppure no, che la comprendiamo oppure no, è assolutamente necessario arrivare a vivere un simile stato di bambino dentro di noi, non necessariamente rapportandoci alla nostra infanzia, ma allo stato archetipico di bambino, con tutto ciò che implica e simboleggia. Evochiamo quanto più spesso la seguente immagine, che ha il dono di dinamizzare lo stato di bambino nel nostro cuore:

E’ un giorno soleggiato d’estate e noi siamo un bambino che cammina attraverso un arco di luce. Ci sentiamo leggeri e liberi. Non ci interessa il sentiero sul quale camminiamo, fin quando questo sentiero si orienta verso il sole. Ci guardiamo intorno con le ciglia intrise di luce, siamo leggeri, liberi e luminosi. Sappiamo che qualcuno si prende cura di noi e proprio per questo siamo privi di qualunque preoccupazione legata al domani. Non pensiamo a ciò che mangeremo, a ciò che sentiremo, a dove dormiremo. Non abbiamo nessun problema, nessuna preoccupazione. Non siamo legati al passato, per noi esiste solo l’attimo presente. Tutto ciò che osserviamo intorno lo vediamo come tale, senza fare apprezzamenti o considerazioni. Non esiste bene o male, bello o brutto, esiste solo luce. Non ci interessa possedere alcunché, accumulare cose, avere una posizione sociale. Semplicemente esistiamo, e non consideriamo noi stessi in un certo modo.

Paragoniamo questa immagine con quella di un santo pieno di luce (cosa che, di fatto, ognuno di noi desidera diventare). Egli sa di essere il figlio di Dio, sa che Dio si prende cura di lui e gli darà tutto ciò che gli è assolutamente necessario. Egli rimane indifferente di fronte al parere che la gente ha su di lui, può essere in qualunque modo desidera ma, in essenza, rimane sempre lo stesso figlio di Dio. Non è interessato al giorno di ieri o a quello di domani, egli cerca di vivere l’identità con il Padre qui e ora. Per lui non esiste bene o male, bello o brutto, tutto ha una natura divina e perciò vede le cose così come sono, senza catalogarle. Egli è puro, luminoso e libero.

Ecco perché è necessario avvicinarsi all’insegnamento con un cuore simile a quello dei bambini, perché diventare santo significa cercare di vivere come un santo. Il praticante spirituale deve desiderare molto fervidamente di ottenere innanzitutto lo stato di candore nel proprio cuore, affinché nel corpo si accumulino la forza e la purezza, e nella mente la saggezza.

Lo stato di candore implica l’avere un’anima pura e non influenzata dalle passioni o dalle emozioni negative, distruttive, quali dispiacere, gelosia, odio. Cercando di adottare un simile stato di candore, vedremo con gioia che tutti questi stati ed emozioni negative non possono più toccarci o influenzarci. Perché? Perché sono incompatibili con lo stato interiore di purezza, che è molto elevato. In pratica, vedremo che allorquando ci confrontiamo con simili stati, adottare un’attitudine di bambino li farà scomparire istantaneamente – e ciò accadrà non tramite la lotta, opponendosi con la forza, ma tramite la trascendenza, tramite il fatto di entrare in uno stato nettamente superiore, come se ci sollevassimo al di sopra della tempesta. Abbordare l’attitudine di bambino è una cosa facile da fare – possiamo partire proprio dal fatto di immaginare (quando, ad esempio, la nostra amata cerca di litigare con noi) di avere gli occhi molto puri e luminosi, con le ciglia intrise di luce, evocando l’immagine precedente, e quasi istantaneamente colui che è arrabbiato si alleggerisce. Scopriremo come un’infinita luce ci invade praticamente istantaneamente e ci sentiremo molto leggeri e liberi.

Lo stato di candore e di purezza è legato a Vishuddha chakra, e sono molto pochi gli esseri che arrivano ad avere questo centro di forza dominante nel loro essere e dunque a situarsi su questo livello di coscienza. Per molti può essere sorprendente il fatto che a livello di Vishuddha chakra appare, insieme a questo stato di bambino, anche il risveglio dell’intuito, l’apertura nei confronti della conoscenza superiore e l’unificazione delle tre dimensioni temporali (passato – presente – futuro) in un unico eterno presente. Un bambino non è legato o determinato dal passato tramite ricordi nostalgici, felici od ossessivi, il passato è per lui presente in questo istante tramite la sua stessa esistenza come tale, dunque il passato esiste solo nella misura in cui è condensato in lui stesso. E, allo stesso modo, il futuro non rappresenta una certa direzione, una successione legata di avvenimenti o realizzazioni desiderate, ma rappresenta lo sviluppo e l’estensione plenaria dell’attimo presente. Ciò che intendiamo sottolineare è il fatto che, al di là di qualunque considerazione logica o intellettuale, al di là di tutte le tecniche che conosciamo per trascendere il tempo, abbordare l’attitudine interiore di candore, dello Stato del bambino, ci farà raggiungere questa trascendenza del tempo in modo incredibilmente facile. Però, è essenziale non ricercare questa realizzazione in sé per sé, come se fosse qualcosa da conquistare, ma guardarla come se fosse uno stato normale, che ci appartiene di diritto e che ritroveremo spontaneamente, attraverso una sorta di scatto magico interiore, attraverso il ritrovamento dell’infanzia archetipica.

Ecco alcune caratteristiche del bambino ideale che sarebbe bene fare nostre: egli non mente, mangia solo quando gli serve e ha fame, non accumula cose inutili, gioca senza essere attaccato ai giocattoli, è instancabile, può abbandonare qualunque preoccupazione e iniziarne subito un’altra con una concentrazione totale, divide le sue caramelle con gli altri bambini, vede tutto come se fosse un gioco, non si preoccupa del domani, e soprattutto – è felice.

“Lasciate che i bambini vengano a me, non li fermate, perché è loro il Regno dei Cieli”. Con chi parlava Gesù quando ha pronunciato queste parole? Con i suoi discepoli: Pietro, Giovanni, Giacomo, Matteo, Filippo, Andrea, Tommaso…

Se nemmeno loro capivano cosa significa essere bambino, allora ci domandiamo con giustificato timore: possiamo noi comprendere di più?

Cercare di risvegliare lo stato di bambino nel nostro cuore è una necessità, perché significa in primo luogo ESSERE. E’ un’inesprimibile pace interiore che nessuno e niente può toglierci, e che ci fa avere lo sguardo luminoso ed il volto sorridente, ci fa sentire leggeri e liberi.

Gesù ha fatto spesso riferimento allo stato di bambino in modo diretto, come quando ha parlato a Nicodemo, o in modo allegorico, come quando ha risuscitato la figlia di Giairo. Per Gesù lo stato di bambino è identico a quello paradisiaco: “E’ loro il Regno dei Cieli” – diceva mentre abbracciava i bambini che erano venuti a vederlo, e questo praticamente dice tutto.

Quando ha dovuto dare una lezione agli apostoli sull’umiltà, Gesù ha fatto nuovamente riferimento allo stato di bambino che ingloba queste attitudini in un modo ammirevole. “Gli apostoli domandarono a Gesù chi di loro fosse il più grande. Gesù, che conosceva il pensiero del loro cuore, prese un bambino, lo mise accanto a Sé e disse: “chi riceve questo bambino (lo stato di bambino o lo stato di candore nel cuore), è Me che riceve, e chi riceve Me riceve automaticamente Colui che mi ha mandato. Perché il più piccolo tra voi è il più grande”.

Spesso Gesù ha insistito sul fatto che tutti noi ci sentissimo come bambini di Dio. Non a caso chiama Dio – <<Padre>> sottolineando così l’amore infinito con il quale Egli ci avvolge.

Evocando lo stato di candore, arriveremo gradualmente a ritrovare il nostro sentimento di affiliazione al Divino (Yogananda). Così si risveglierà dentro di noi una fede irremovibile, basata sulla percezione diretta del Divino, che equivale a degli stati mistici molto elevati. Il vissuto permanente ed intenso del fatto che siamo figli di Dio non solo ci aiuterà, ma rappresenta addirittura una modalità pratica di evoluzione (simile al KARMA YOGA).

Attraverso questa attitudine, paradossalmente, scopriremo di essere molto più forti, ma non come se fossimo dei giganti definiti dalla nostra forza: disponiamo di una capacità sbalorditiva di agire con delle energie gigantesche proprio grazie al fatto che ci troviamo al di sopra di esse (cosa che si spiega tecnicamente con l’accesso al livello causale).

In più, questa attitudine conferisce un’immensa gioia e allegria, uno stato permanente di sicurezza e ottimismo, la sensazione di sentirsi protetti. E vedremo così come diventeremo persino più saggi, comprenderemo cose che prima ci erano inaccessibili, perché iniziamo a vivere effettivamente dentro di noi le verità spirituali. È stupefacente vedere quante realizzazioni interiori si possono ottenere concretamente, semplicemente abbordando l’attitudine di candore, e perciò è biasimevole il fatto che tale attitudine sia così spesso dimenticata. Tutte le cose di cui abbiamo parlato finora possono essere sperimentate da chiunque, riconoscendo certamente che all’inizio ci vuole uno sforzo, una vigilanza permanente, ma col passare del tempo vedremo che sarà sempre più facile.

Non dobbiamo mai dimenticare che la Realizzazione spirituale non significa sapere dagli altri, comprendere o accettare qualcosa come vero, ma essere noi stessi a vivere interiormente le meravigliose cose di cui ci hanno parlato, e addirittura riuscire a scoprirne delle altre. È essenziale dunque vivere in maniera autentica anche questo stato di candore, il quale è persino una sorta di “scorciatoia” che, se percorsa coscientemente, ci metterà al riparo da molti sforzi inutili o tentativi vani.

Come avvertimento: non dobbiamo confondere il candore con l’infantilismo o con la debolezza e non dobbiamo mai dimenticare quanto siano insopportabili i bambini viziati!