Gli Automatismi

Quando parliamo di automatismi (anche detti “reazioni automatiche”), parliamo di certe azioni fisiche, psichiche e mentali realizzate in maniera ripetitiva e assente, che privano l’esistenza del valore aggiunto dal vissuto. Generalmente parliamo di automatismi legati al piano fisico come parlare, gesticolare, camminare, lavarsi, guidare, correre, vestirsi… Capire il funzionamento di questi automatismi fisici, renderà più semplice studiare e comprendere anche gli automatismi psichici, quelli legati all’attitudine comportamentale come gli accessi d’ira, invidia, lussuria, indolenza, orgoglio, paura, apatia… Per conoscere l’anatomia degli automatismi, il primo passo è  essere consapevoli del gioco esistente tra il conscio e il subconscio. Un esempio pratico: imparare ad andare in bicicletta, richiede di passare prima attraverso la parte conscia, poi attraverso quella subconscia per arrivare infine all’automatismo. I primi tentativi in sella non saranno automatici perché dobbiamo prima passare per il processo di apprendimento e quindi ci serve la parte conscia per essere attenti e memorizzare le informazioni di cui abbiamo bisogno. Poi, ripetendo quanto abbiamo imparato e sempre servendoci della parte conscia, seminiamo il campo del subconscio. Dopo aver seminato le informazioni nel subconscio e dopo che questi semi hanno messo radici, le informazioni inizieranno a salire da sole, spontaneamente in superficie, come una pianta che spunta da un seme piantato nella terra. Qui, inizia già l’azione del subconscio. La parte conscia però non dovrebbe addormentarsi, dovrebbe al contrario essere esercitata per controllare la direzione che prende ciò che viene dal subconscio. Pensiamo a un albero, possiamo guidare il suo il futuro nella direzione che desideriamo, utilizzando vari bastoni per farlo crescere dritto, la potatura per dargli forma e così via. Il problema è che la maggior parte degli esseri umani dimentica di avere la responsabilità dell’esercitazione della parte conscia per controllare ciò che viene dal subconscio. Tornando alla nostra analogia è come se, spuntato l’alberello, non ci prendessimo più cura della sua crescita e lasciassimo che i suoi rami crescano a casaccio andando a far danno. Nel caso dell’essere umano, l’assoluta mancanza di controllo, lo rende un robot. Quindi, una volta imparato come si fa ad andare in bicicletta, l’intervento della parte conscia si renderà necessario solo raramente, per esempio quando vogliamo cambiare il modo di pedalare. Altrimenti, gli automatismi psichici legati a questa azione si svolgeranno spontaneamente, in maniera automatica, senza intervento della parte conscia per pedalare o mantenersi in equilibrio.

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Va da sé che lo stesso meccanismo lo possiamo trasporre in qualsiasi altro campo della nostra esistenza: quello della scrittura, della lettura, del lavoro, delle relazioni. Arrivati a questo punto si possono notare gli automatismi. Quando vogliamo andare in bici, basta montare in sella e la bici va da sola, non dobbiamo più prestare attenzione a coordinare il pedalare con il mantenimento dell’equilibrio. Se vogliamo dipingere, il pennello va da solo, non dobbiamo più esseri attenti a imparare come tenerlo in mano e come muoverlo.  Questo processo della creazione degli automatismi si realizza spontaneamente, quasi da sé e lungo la propria esistenza l’essere umano continua ad assimilarne tanti e di diversi tipi,  legati alla maggior parte degli stimoli che incontra nel suo campo percettivo. I vari tipi di automatismi si attivano spontaneamente a seconda delle esperienze che si fanno, in presenza di un elemento-stimolo. Le persone si comportano generalmente come se non fossero presenti, come se sognassero a occhi aperti mentre svolgono altre attività.

Esattamente gli stessi meccanismi vengono messi in atto negli automatismi comportamentali come la tristezza, l’apatia, l’odio, la gelosia, l’ira, ecc. Una volta seminato il campo con queste emozioni, le stesse saranno da noi manifestate automaticamente ogni qualvolta le circostanze ci offrono gli stimoli adatti. Per esempio, se da adolescenti abbiamo subìto una delusione in amore perché il partner ci ha abbandonati e  abbiamo associato l’episodio a un ragionamento caratteristico della gelosia che ci dice che l’altro è infedele , non merita di essere amato e noi ci dobbiamo difendere in qualche modo, per non soffrire, allora, attraverso la ripetizione costante di questo ragionamento, semineremo questa idea nel subconscio, dove metterà radici e diventerà un automatismo che si manifesterà spontaneamente ogni volta che le circostanze e gli stimoli lo sollecitano. Praticamente, attraverso la nostra vita nella società, attraverso l’interazione costante con i membri della società e attraverso la tendenza mimetica che abbiamo nei confronti della società, creiamo costantemente degli automatismi attraverso i quali ci manifestiamo. Per esempio, vogliamo bene solo a quelli che ci elogiano e ci vogliono a loro volta bene o rimaniamo male quando non ci viene dato valore. Non posso fare a meno di notare a questo proposito, la grandiosità di Gesù quando disse: “Amate i vostri nemici. Perché se amate solo quelli che vi amano, che merito ne avrete?” Con queste parole Gesù, Supremo Modello Divino, ha indicato non solo la via dell’amore, ma anche la via della saggezza, un modo per guarire le anime uscendo dagli automatismi. Un modo per diventare vivi, per passare da un comportamento robotico, morto, a un comportamento umano, vivo.

Quindi, creiamo  degli automatismi copiandoli dalla società (regalo solo a chi mi regala qualcosa, aiuto solo chi mi aiuta, parlo solo a chi mi parla, saluto solo chi mi saluta, amo solo chi mi ama, ecc.). Sono automatismi specifici della gioia o del dolore e tramite la loro ripetizione inconscia, si formeranno e consolideranno automatismi specifici per la maggior parte delle situazioni che viviamo. Ogni volta che incontriamo le stesse situazioni diventiamo come robot e agiamo in maniera meccanica, senza tenere più conto del fatto che, anche se due situazioni sono simili, non vuol dire che lo siano anche i risultati. E’ come navigare nell’oceano senza il timone, si va laddove le onde ci indirizzano. In questo modo, per esempio, quando qualcuno sparla di noi, parte e si manifesta l’automatismo dell’ira. Poi, se qualcuno viene e ci da ragione, parte e si manifesta l’automatismo dell’amore. Poi, se il partner non ci considera, parte l’automatismo della tristezza. E poi ancora, se una persona che rispettavamo non si comporta secondo le nostre aspettative, parte l’automatismo della delusione.  In tali condizioni, la nostra vita non è più da noi vissuta, ma viene interamente controllata dalle situazioni che scatenano gli automatismi. E così si arriva al dramma contemporaneo: vivere permanentemente proiettati nel passato, ignorando il presente. Ogni situazione con cui ci confrontiamo sarà da noi vissuta attraverso il prisma delle esperienze e soprattutto dei vissuti passati, senza più concedersi alcuna possibilità di cambiamento, di miglioramento. Non deponiamo uno sforzo cosciente per adattarci al presente e questa mancanza di adattamento la risentiamo interiormente, quindi soffriamo.

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Che cosa possiamo fare? Cominciamo a concederci il lusso di pensare consciamente. Ci vuole una maggior presenza della parte conscia, questa deve essere esercitata per analizzare lucidamente ogni singola circostanza in cui ci troviamo. La parte conscia deve ricoprire sempre il ruolo di arbitro che decide se lasciare andare avanti il gioco (l’automatismo) o fermarlo per concedere un rigore (prendere una decisione diversa, insolita, perché la situazione stessa lo richiede). La parte conscia dispone di questa immensa forza che, purtroppo, non utilizza. La parte conscia deve essere sempre chiamata a decidere se lasciare che si manifestino gli automatismi o meno, e può farlo solo se mantenuta costantemente in uno stato di “allerta”. Possiamo allora esercitarci quanto più spesso a tenere sveglia la parte conscia. In che modo? Per esempio, semplicemente cambiando la routine quotidiana. Se vi analizzate attentamente, noterete che seguite in maniera quasi maniacale una vostra routine: scendete dal letto quasi sempre allo stesso modo, seguite il “rituale” mattutino sempre allo stesso modo e nello stesso ordine (andare al bagno, lavarsi, vestirsi, fare colazione…). Si potrebbe quindi cominciare con il cambiare l’ordine e il modo di compiere queste azioni. Per esempio invertite l’ordine in cui di solito vi lavate i denti e vi fate la doccia, invertite l’ordine in cui di solito fate colazione e vi vestite. Poi cambiate spesso la mano con cui vi lavate i denti, cambiate la mano con cui mangiate (questo permetterà tra l’altro di attivare simultaneamente entrambi gli emisferi del cervello). Poi, potete ancora cambiare la strada che di solito percorrete per andare a lavoro; potete cambiare il mezzo di trasporto che solitamente utilizzate. Tutti questi accorgimenti faranno sì che il vecchio sistema di credenze, diventate automatismi, crolli e che voi rinasciate interiormente e viviate maggiormente il momento presente, quindi la felicità.

Questo modo di agire vi porterà a un altro tipo di automatismo, questa volta benefico: l’automatismo di essere coscienti. È un automatismo utile a capire se i ragionamenti che fate sono giusti o sbagliati, se producono gioia o dolore e di conseguenza vi fornirà i metodi per agire in una certa direzione. Se, attraverso l’utilizzo costante della parte conscia, si riesce a individuare un difetto di ragionamento, allora si può anche modificare quel ragionamento e apportare un plus di qualità nella vita. Per fare questo è necessario l’utilizzo da parte nostra dell’attenzione conscia e quindi di uno sforzo coscientemente sostenuto per correggere nella nostra psiche i ragionamenti sbagliati. Attenzione però, non basta agire solo una volta ogni tanto in questa direzione, ma bisogna ripetere costantemente questa presa di coscienza fino a quando il ragionamento sbagliato (provocatore di sofferenza) verrà completamente sradicato e sostituito con uno giusto (provocatore di felicità). Per farlo, abbiamo a disposizione un’arma composta da tre elementi: pensare, volere, agire. Ad essa aggiungiamo un quarto elemento: ripetere tutto quanto costantemente. È così che si diventa artefici del proprio destino, un destino cosciente.

 

Virgil Calin

 

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