L’ATTACCAMENTO PSICOLOGICO E FISICO – CONOSCERE CIO’ CHE CI FA SOFFRIRE – parte prima

atasamente2La vita dell’essere umano si svolge attraverso continue esperienze che lo fanno sentire bene o, al contrario lo fanno soffrire. A seconda di come la mente interpreta una determinata esperienza, come gradevole o sgradevole, questa informazione viene istantaneamente trasmessa, a livello cellulare, in tutto l’essere e, di conseguenza, ci si sente bene o male. Si arriva così a sentire attrazione o repulsione nei confronti di alcune esperienze. A questo punto, la logica comune ci dice che dovremmo cercare le esperienze che ci fanno sentire bene e allo stesso tempo evitare quelle che ci fanno sentire male. Tuttavia l’esperienza pratica ci insegna che gli esseri umani provano attrazione e attaccamento in egual misura, sia per le esperienze gradevoli, sia per le esperienze sgradevoli. E se la logica umana accetta di buon grado l’attaccamento verso una esperienza piacevole, il problema si pone quando l’essere umano si attacca e vuole rivivere continuamente situazioni sgradevoli, dolorose, umilianti. In questo caso sentiamo, evidentemente, una notevole frattura logica. Ci viene da chiederci: per quale oscura ragione qualcuno vuole ripetere un’esperienza dolorosa, un’esperienza che lo danneggia? Per quale ragione una donna continua a cercare e vuole tornare dall’uomo che la maltratta? Per quale ragione una persona che si schianta con la macchina a grande velocità, non appena torna in sesto, si rimette a correre come prima? Per quale ragione una persona che perde un arto in uno sport estremo, si mette una protesi e ritorna a praticare quello stesso sport? Per quale ragione, una persona con un tumore polmonare vuole continuare a fumare e alla fine muore? In alcuni casi, come quest’ultimo, la mancanza di una corretta informazione e il parere degli pseudo luminari possono trarci in inganno e convincerci che la causa sia la dipendenza fisica, organica, chimica. Invece, facendo appello all’intelligenza comune, dovremmo chiederci: come mai ci sono persone che dopo aver fumato due pacchetti di sigarette al giorno, per quaranta o cinquant’anni, poi, di colpo, smettono, e lo fanno senza alcun disagio fisico, organico? E’ evidente si tratta di qualcos’altro, che non ha tanto a che fare con la parte fisica. Le cause che determinano certi comportamenti privi di logica, di buon senso e di rispetto di sé, le possiamo trovare in due aspetti. Il primo si chiama stupidità ed è la peggior malattia che abbia mai afflitto l’essere umano. E’ la malattia che miete ogni giorno il maggior numero di vittime al mondo. Il secondo aspetto, quello che ci interessa, si chiama subconscio. Quando parliamo di attaccamenti, il subconscio è la causa di tutte le sofferenze dell’essere umano. Il subconscio è quel meccanismo invisibile ed estremamente efficiente che ci spinge a compiere quelle azioni che in passato abbiamo ripetuto più volte (gesti, pensieri, parole). Ci basta pensare ad alcuni esempi lampanti come: il vizio di fumare, la scelta dei partner che procurano sempre sofferenza, varie malattie che hanno origine nella ripetizione di abitudini sbagliate, ecc. Chi fuma, per esempio, ricorderà che le prime sigarette sono state una esperienza orribile. Il gusto amaro in bocca, la gola che brucia, la sensazione di soffocamento quando il fumo entra per la prima volta nei polmoni e molti altri sintomi sgradevoli ci indicano che non si è certo sviluppato un attaccamento perché l’esperienza era piacevole! L’attaccamento verso questa abitudine malsana si è sviluppato perché la persona ha ripetuto più volte l’esperienza, probabilmente per essere alla moda o per solitudine, fino a quando il subconscio ha immagazzinato l’informazione. Il resto l’ha fatto il subconscio spingendo la persona a perpetuare quel tipo di azione, in una ripetizione continua di quanto scelto e fatto in passato. Un altro esempio per capire di cosa parliamo sono le persone che sembra abbiano un talento innato per scegliere sempre il partner “sbagliato”. Le vediamo passare da una relazione all’altra, confrontandosi sempre con le stesse dinamiche e scegliendo sempre quelle persone che le fa soffrire e che guarda caso hanno quasi sempre le stesse caratteristiche. Anche in questa situazione, il meccanismo è lo stesso. All’inizio si fa qualche esperienza sgradevole alla quale non si reagisce, cercando stupidamente delle giustificazioni, e il subconscio immagazzina queste esperienze come normalità, quindi poi le ripropone. Si arriva così a scegliere inconsciamente, sempre, i nuovi partner solo se hanno quelle caratteristiche che il subconscio riconosce.

attaccamentoPer quello che riguarda le malattie, per esempio, le cose sono ancora più lampanti. L’attaccamento psicologico nei confronti della sofferenza generata da alcune malattie è, ai nostri giorni, così grande che le persone se ne fanno quasi un vanto. Il patologico è così profondamente radicato nel subconscio di queste persone che sembra non ci pensino neanche più a guarire. Accettano passivamente e quasi con vanto il loro stato di “malati” e continuano imperterriti a compiere quelle stesse azioni che li ha portati alla malattia e che intrattengono la malattia stessa. Per esempio, ai nostri giorni, è diventato quasi impossibile non imbattersi continuamente in persone con problemi gastro intestinali, in persone che si dicono intolleranti a un certo numero di alimenti, ecc. Sentiamo spesso parlare di persone affette da celiachia, tanto che i ristoratori si sono attrezzati di tutto l’occorrente per riuscire a servire anche questi clienti. Il paradosso è che poche di queste persone sono veramente interessate alla guarigione e lo si deduce dal fatto che ripetono sempre gli stessi errori che hanno generato quella patologia. Dicono di non poter mangiare tutta una serie alimenti e poi, in maniera aberrante, consumano caffè, fumano, mangiano intere tavolette di cioccolata, mangiano pesce, carne, ecc., ossia tutto ciò che genera acidità nell’organismo e infiamma l’intestino. Se gli fai notare che il caffè è nocivo per la salute dell’intestino, ti guardano con gli occhi del condannato a morte e rispondono: “no, il caffè no, non posso rinunciare al caffè!” La loro dipendenza psicologica nei confronti di questa sostanza è così profondamente radicata che non realizzano nemmeno l’assurdo della situazione.

Abbiamo poi, la più pericolosa e nociva delle dipendenze psicologiche: quella nei confronti dei nostri pensieri e delle nostre convinzioni, dipendenza di fronte alla quale scompare qualsiasi forma di ragione. Questa è la forma di dipendenza che genera conflitti familiari, conflitti sociali, guerre religiose o culturali, conflitti politici. In nome di un’idea che il più delle volte non appartiene nemmeno a chi la esprime, una idea presa in prestito da altri, si smette di essere umani, si rompono amicizie storiche, si divorzia, si mandano in galera le persone, si uccide!

Virgil Calin

Se ti è piaciuto l’articolo condividilo, a beneficio degli altri.

Leggi anche la seconda parte!